Due anni or sono.

Rileggo queste righe, scritte di getto all’inizio della pandemia, che non ho mai pubblicato. Era il 13 marzo 2020.
Alla fine penso che sia un peccato lasciarle qui, tra le bozze.

….

Giorno 6. Ancora reclusi tra le 4 mura, un pavimento e un tetto. La convivenza stretta è dura, soprattutto perché non siamo abituati. Siamo sempre fuori casa, tra lavoro e commissioni che non ci ricordavamo cosa vuole dire condividere 40 metri quadrati in 6 anime.

Punto uno. Il bagno è sempre occupato. Quindi se scappa bisogna attendere il proprio turno. La sera per la doccia bisogna prenotarsi. Mi capita diverse volte durante l’arco della giornata di spaventarmi perché mi giro in corridoio e trovo alle mie spalle mio figlio, e mi spavento. Non sono abituata ad averlo intorno. A volte faccio pipì, e sbuca dalla sua lettiera la gatta, che pretende ovviamente, visto che ha finito , che io le apra la porta.

Punto due, guardare la tv è guerra, non ci mettiamo d’accordo su una trasmissione o un film e cosi finiamo per farci comunque i cazzi nostri mentre in tv gira il grande fratello vip, e non se lo caga nessuno.

Punto tre. I pasti sono singoli, uno fa colazione alle 8 perché poi ha lo smart working, l’altro alle 10 perché poi ha la lezione on line. io alle 9 quando i cani mi tirano giù dal letto per portarli al parco. Il pranzo è asociale ognuno ha i suoi orari e le sue abitudini. Morale si mangia a caso ognuno per i fatti propri.La cena mette tutte le sei gambe sotto lo stesso tavolo nello stesso momento.

In casa devo rimanerci ma non posso parlare. Le lezioni prevedono cuffie e microfono acceso. Lo smart working pure. Quindi se mi suona il telefono devo chiudermi in bagno e parlare piano.

Mi sento come se mi avessero rapita, non sono libera.

Parlo col cane, che poverina mi guarda e sospira. Chissà cosa pensa. E pazienza quando sono a casa da sola, che le faccio discorsi seri, e polemiche infondate, ma ci sta, siamo solo noi in casa..

Le giornate fuori sono bellissime, il sole è caldo, le violette sono sbocciate e fanno scia di profumo nel vicolo sotto casa. L’ho visto coi miei occhi quando ho portato giù i cani…e il calore del sole mi ha scaldata come sotto una copertina.  Mi è spiaciuto tornare in casa. Sto apprezzando tutto ora, forse ci serviva un po’ di reclusione. Nelle scale del palazzo si sente odore di disinfettante e alcool, il profumo dei fiori è davvero sconvolgente e fortissimo.

Ci stiamo azzerando, o forse disintossicando da anni di autismo casa-lavoro-bollette-spesa. Nel male , qualche cosa di bello sta succedendo, per lo meno a me.

Sogno di essere al mare, o in montagna, o in campagna, insomma ovunque tranne qua.

In questi giorni di clausura forzata proverò anche a prenotare le ferie, perché si, sono positiva e so che ne usciremo presto.

In casa i viveri cominciano a scarseggiare per davvero. Le cialde del caffè anche. Dobbiamo uscire per fare la spesa. Anche se la paura è tanta, mascherina e coraggio, bisogna uscire.

Io non andrò, ovviamente, lascio il lavoro sporco a chi è sano come un pesce. Il suddetto giovane che dovrà affrontare flotte di carrelli e gente impazzita verrà boi bollito e sterilizzato al ritorno.

Al tg la notizia di apertura non è rassicurante: I casi di infetti stanno salendo e ora ci sono notizie di giovani in terapia intensiva, giovani e sani. Qualche ospedale è al collasso, soprattutto al nord. Le città si stanno svuotando sempre di più. La solitudine per le strade è surreale. Tutti fermi, ora anche lo sport a livello globale.

Ok, rimandata anche la spesa a data da destinarsi. Mi affiderò alla provvidenza, proverò a catturare un piccione o mangeremo le cimici che popolano la mia edera in balcone, insomma, non moriremo di fame.

Improvviso un budino, e un minestrone di farro per cena. Ho della farina di ceci, potrei fare la farinata. Siamo già troppo fortunati. Un antipasto, un primo e un dolce.

ANDRA’ TUTTO BENE.

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