Così ho imparato a danzare sotto la pioggia…

 

I primi sintomi e la prima diagnosi errata.

Maggio 2006. Ero incinta, la pancia cresceva, era un maschietto, il primo in arrivo di una famiglia di sole femmine. Era nervosetto, piccolino, e tanto amato. Stava arrivando l’estate, cominciavo a metter su la ciccia che non avrei mai voluto vedere appoggiata ai miei fianchi. Ero serena, e sguazzavo in una piscinetta di quattro metri di diametro per patire meno l’afa di quei giorni. Una mattina al mio risveglio ho avuto una strana sensazione, le mie gambe non rispondevano più ai comandi. Ero letteralmente paralizzata. Mi muovevo come un’otaria per raggiungere gli oggetti più vicini, quelli più lontani li raggiungevo in sedia a rotelle. In ospedale mi dissero che il pargoletto si era appoggiato al nervo sciatico. E giù di manipolazioni, col solo risultato di averlo arrotolato come una porchetta con il cordone ombelicale. Non potevo fare esami invasivi e la situazione non migliorava. Mi potevano fare solo eco e esami del sangue. Mi si fermò la vescica, ma il catetere era rischiosissimo essendo incinta, così mi spararono in vena metri cubi di antibiotico misto cortisone e gonfia come una mongolfiera ad 8 mesi di gestazione e tre mesi di ricovero, il 31 agosto decisero per un cesareo. Mattia stava bene. Io ancora in sedia a rotelle, ma facevo pipì in autonomia!!

Nessuna prognosi, nessuno mi sapeva dire cosa mi stava succedendo. A metà settembre la prima risonanza. In D4, D5, D10 e D11 alterazioni di segnale a distribuzione irregolare, il reperto appare riferibile ad esiti di lesione infiammatoria. Il neurologo di turno mi scagliò in faccia senza spiegazioni :”Lei signora, ha la Sclerosi Multipla.” Abbracciai mio figlio, non capivo, ero disorientata, avevo paura di non vederlo crescere. aveva solo 20 giorni di vita, aveva bisogno di me. E io di lui .Ho visto i miei genitori piangere, mio marito annientato dal dolore. Io sorridevo. Io ero felice. Avevo Mattia. Grazie ad un’amica ostetrica raggiunsi l’ospedale di Orbassano. Dove sono ancora in cura oggi; li, trovai i miei angeli. In tutto questo le mie difese immunitarie facevano cilecca e mi svegliai una mattina con il potente “Fuoco di S. Antonio”, anche volgarmente chiamato Herpes Zoster, messo proprio li, nella fascia sotto il seno. Bolle, prurito, dolore, era una tortura. Non dormivo. Nel mentre allattavo…

Non sapevo che tipo di malattia fosse, nessuno mi spiegò nulla. Nel frattempo ho raccolto tutta la forza di volontà che avevo e camminando come un pinguino mi alzai dalla sedia. Mi feci comprare un marsupio per trasportare Mattia e cominciai a piccoli passi a camminare. Avevo la camminata tipica a scatto, perdevo l’equilibrio, sembravo di ritorno da un happy hour. Ma non ho mollato. Dopo 20 giorni camminavo perfettamente. Ero indipendente.

I medici non capivano come avessi fatto. La risonanza dava un infiammazione tale alla colonna che non avrei dovuto muovere un muscolo nemmeno sotto attacco epilettico. Io andai alla visita di controllo sulle mie gambe, col nano nel marsupio. L’ospedale San Luigi di Orbassano mi prese in carica, ero una paziente particolare, anomala. Era qualcosa di diverso dalla sclerosi.

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7 thoughts on “Così ho imparato a danzare sotto la pioggia…

    1. Già.. ma vedrai che con il tempo e la storia che racconterò, le cose andranno sempre meglio, basta avere fiducia. Basta non arrendersi. E noi abbiamo dei motivi per non farlo! un abbraccio grande!

  1. Cara Manuela, ti ho conosciuto dopo questo calvario, sebbene non ancora guarita, ed ora ti seguo con attenzione non solo perché sono curiosa delle puntate che scriverai, ma perché mi sei d’esempio per la tua tenacia, per il tuo accanimento alla vita, il tuo non scoraggiarti mai e sorridere meravigliosamente alla vita nonostante ti abbia messo atrocemente alla prova in tante occasioni! Sei la persona migliore che io conosca…e ringrazio di conoscerti ed averti come amica….quando scriverai il tuo primo libro…sarò la prima persona ad acquistarlo!!!😍😍😍😘😘😘💙

    1. Grazie davvero, io spero di dare forza e coraggio, non è stato facile per me, avevo tutto che mi remava contro.. ma il sorriso non me lo ha mai tolto nessuno! E’ bello avere delle persone come te tra gli amici. A presto!

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